Dove andiamo? Una riflessione condivisa sul futuro del settore bici

8 Giugno 2020
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Forse davvero qualcosa sta cambiando?

Sappiamo bene che l’urbanistica delle città italiane è stata plasmata sulle esigenze dell’industria automobilistica, e ciclisti e pedoni dal dopoguerra sono diventati “circolatori di serie B”. Sappiamo anche che molto si farà per dare nuova vita al mercato delle auto, spingendo sull’acceleratore di motori elettrici e ibridi. Ma contemporaneamente ci stiamo pure rendendo conto del fatto che ci sono dei mezzi che possono davvero fare la differenza in termini di sostenibilità e anche, semplicemente, di comodità. 

Esatto: le biciclette. 

Il mercato delle bici in questo periodo sta crescendo, condizionato dagli incentivi per l’acquisto, ma anche – e all’estero, senza incentivi, le ragioni sono più evidenti – dalle conseguenza di questa lunga quarantena per il Covid-19. Forse adesso davvero è cambiato qualcosa nelle nostre teste e pensare a una viabilità diversa, a delle vacanze diverse, ad una vita più sana e attiva non è più prerogativa di una nicchia di appassionati.

La bicicletta, in tutte le sue forme, si trova oggi in una posizione di centralità, anche ovviamente come risposta immediata all’esigenza di distanziamento sociale. 

Sta a noi lavorare per farne anche un movimento culturale, un’abitudine ancora più consolidata, anche per far crescere tutto il settore.

Immaginiamo che le piste ciclabili (le piste ciclabili, non quella segnaletica orizzontale nascosta dallo sfrecciare del traffico) siano diffuse in tutta la città, senza interruzioni improvvise. Immaginiamo che ci siano rastrelliere, posti dove parcheggiare i mezzi, e magari, un giorno, anche punti di ricarica. Immaginiamo territori che pensino anche a chi usa la bici in ottica sportiva. 

C’è un grande “MA”. Si chiama sicurezza, problema che riguarda tutto il mondo bici, dai bambini agli sportivi, dai turisti ai “commuter” e che, specialmente in Italia, deve diventare più che mai un tema all’ordine del giorno.

Sicurezza delle ciclabili, distanza di un metro e mezzo tra le auto e le bici, zone a 30 all’ora e tutte quelle regole di buona convivenza tra auto, mezzi pubblici, mezzi elettrici, ciclisti e pedoni, che garantiscano a ognuno la libertà di sentirsi al sicuro.

Il settore della bici vissuta come sport – mtb e la bici da corsa -vive un momento di incertezza, legato soprattutto al futuro degli eventi – Tour de France e Giro d’Italia saranno il grande banco di prova -, ma empiricamente ci accorgiamo che in strada e sui sentieri non abbiamo mai visto così tanti appassionati e mai la voglia di andare in bici è stata così forte. Come cambierà il settore, alla luce di questa energia e, al contempo, dei cambiamenti che questi mesi di lockdown hanno già creato nelle nostre abitudini?

é un grande interrogativo, dietro il quale potrebbe esserci un’opportunità, partendo dalla bicicletta come attività sportiva salutare, come esperienza nella natura e anche, perché no, come filosofia di vita, alimentata anche da una coscienza ambientale che si fa sempre più urgente.

E poi c’è il cicloturismo. 

Il settore del turismo è in profonda crisi, ma l’“ABiCi”, iI Rapporto Legambiente sull’economia della bici in Italia, evidenzia come il cicloturismo possa essere una componente importante per sostenere la ripresa del turismo e per fruire delle bellezze dei territori italiani: nel rapporto si prevede che i cicloturisti italiani nel 2020 supereranno per numero quelli del 2019, totalizzando 25,9 milioni di pernottamenti nelle strutture italiane, contro i 20,5 dell’anno passato, con un saldo positivo del 26%. 

Gli amici di Bikeitalia descrivono la situazione qui.

Il punto essenziale però non sono i numeri, ma il fatto che il turismo in bicicletta rappresenta da un lato un’occasione, per molti territori, per ripartire con una proposta che risponde a molte delle preoccupazioni legate al virus, dall’altro un modo per vivere una vacanza sana, scoprendo nuovi luoghi e abitudini e, perché no, facendo anche attenzione alle spese. 

Ci sono diverse realtà, come la nostra società 3parentesi, che da anni si muovono nel mondo della bici, del cicloturismo, del turismo slow, degli eventi sportivi, cercando di stimolare la sensibilità di un pubblico sempre più vasto a vivere le proprie città e il nostro bellissimo territorio in chiave “low touch”. 

Qualcuno di loro ha condiviso con noi il suo parere e le sue previsioni. 


Andrea Borchi, organizzatore Tuscany Trail e North Cape 4000

La bicicletta è e sarà sempre più uno strumento utilizzato per esplorare il territorio. Non servirà solo alla pratica dello sport ma servirà per provare delle emozioni. Il mercato mondiale della bicicletta ce lo sta dicendo nero su bianco, basta leggere i numeri delle vendite nelle varie categorie. Gli eventi sportivi continueranno il trend positivo che hanno da molti anni. Sono la risposta all’esigenza di esperienza di gruppo che ogni ciclista ha. Le persone vogliono giustamente condividere le propria passione e partecipare ad un evento sportivo vuole dire divertirsi insieme ad altre centinaia di persone.

Il futuro degli eventi sportivi è segnato dalla burocrazia. Ci sono sempre più leggi e regolamenti da rispettare che stanno portando l’organizzazione di un evento sportivo a livelli di difficoltà sempre più alti. Nel breve periodo ci saranno solamente pochi eventi sportivi organizzati da società specializzate che porteranno ad una polarizzazione del mercato.

Il bonus bici è stato il miglior incentivo alla bicicletta mai messo in atto e i numeri parlano chiaro (le biciclette sono introvabili). Adesso il compito di tutti gli stakeholder del settore è quello di fare formazione. Ci troviamo di fronte ad un’enorme massa di persone alle prime armi che necessita di qualcuno che tracci loro la strada verso il “piacere di pedalare”. Dobbiamo educare le persone a cosa vuole dire pedalare un certo tipo di bicicletta, cosa vuole dire fare manutenzione, cosa vuole dire fare un viaggio a pedali, cosa vuole dire divertirsi pedalando.


Federico Damiani, Sportful Brand Marketing Manager

Ora che siamo tornati ad andare in bici, per prima cosa, credo che almeno a noi ciclisti sia chiaro quanto la bici faccia bene, al corpo e allo spirito.

L’isolamento è finito -almeno per ora- ma il Covid-19 ci lascia consegna sicuramente un mondo cambiato, nuove abitudini che dovremo consolidare e nuovi aspetti psicologici con cui faremo i conti.

La bici può essere sicuramente protagonista di questo mondo che ci aspetta. Da un lato è uno degli strumenti più adatti a gestire le nuove sfide della mobilità. Mezzi pubblici e trasporto tradizionale subiranno un ridimensionamento per garantire distanziamento sociale. La bici può sostituire l’auto privata in molti spostamenti e ho la forte speranza che molti utenti se ne renderanno conto. Si vedono ottimi segnali: piani coraggiosi per lo sviluppo della rete ciclabile e incentivi all’acquisto della bici. Bisogna però fare attenzione e studiare bene questi incentivi: ben più efficace e sensato è un incentivo legato all’utilizzo -come quelli già presenti in Belgio, ad esempio- piuttosto che un contributo una tantum per l’acquisto di una nuova bici.

Vedo poi una potenziale enorme nell’utilizzo della bici come sport. Molti utenti che prediligevano attività indoor vedranno nelle attività all’aperto molto più valore: distanziamento sociale, meno regole da rispettare. In generale, meno problemi. Dovremo, come settore bici, essere capaci di rivolgerci a questo nuovo pubblico con una comunicazione comprensibile e che sia in grado di avvicinarli a un mondo che spesso rimane chiuso su se stesso. 

Se parliamo di eventi, ho la sensazione che tutti oggi nella industry siano focalizzati sul quando, per legge, saremo in grado di riproporre eventi ciclistici con gli stessi paradigmi con cui li abbiamo sempre organizzati e vissuti. Si aspetta il permesso di poter organizzare granfondo, fiere, presentazioni. In pochi, credo, si siano posti il problema di capire se gli eventi, nella forma in cui li conosciamo, avranno ancora senso e se qualcuno ci vorrà andare. Avrà senso una granfondo da 1500 partenti, tutti nella stessa griglia, che hanno ritirato tutti un pettorale sotto lo stesso tendone, toccando gli stessi banconi? 

La mia sensazione è che meno utenti avranno voglia di vivere questo tipo di esperienze, per timore e rischio percepito, principalmente. 

Vedo molto spazio per chi centrerà per primo un nuovo format vincente in grado di minimizzare questa percezione di rischio e massimizzare il valore all’utente finale. La soluzione non ce l’ho. Mi viene in mente però, ad esempio, un circuito di eventi più piccoli, magari concomitanti, con lo stesso format e lo stesso branding potrebbe valer la pena per iniziare a ragionare. Promozione centralizzata, diversi micro-eventi distribuiti sul territorio. Stessa potenza di branding e comunicazione, eventi più vicini agli utenti e meno affollati. 


Nicolo Ildos, Campagnolo Press and PR Manager

Queste lunghissime settimane di confinamento ci hanno obbligato a farci tante domande, a mettere in discussione molte delle nostre abitudini e certezze, sia personali che professionali. 

Cosa significherà tutto questo per il mondo della bici e dell’outdoor in generale?

In tanti hanno provato a mettere in fila dati, trend, umori e spesso a distanza di pochi giorni si è dovuto reinterpretare tutto a fronte dell’evoluzione della pandemia e dei provvedimenti governativi, nazionali e internazionali. Ora che il peggio (incrociamo davvero le dita) pare passato lo scenario appare un po’ più chiaro.

Sicuramente c’è una nuova consapevolezza dell’importanza del tempo libero di qualità (fare cose che fanno stare bene) e della vita all’aria aperta, cose semplici ma fondamentali che abbiamo riscoperto proprio perché ci sono state negate.

C’è voglia di grandi spazi (sono più sicuri) e di piccola esplorazione (ci si diverte a riscoprire le bellezze dietro casa). In questo la bicicletta ha un ruolo centrale. Tante persone si sono avvicinate alla bici, come mezzo per fare attività fisica in mancanza di alternative, semplicemente gonfiando le gomme di mezzi fermi da anni in garage e equipaggiandosi con quanto c’era in armadio. Questi “nuovi ciclisti” possono trasformarsi in una massa critica chiave sia come mercato (nuovi consumatori che necessitano di tutto) sia come peso politico per promuovere percorsi cicloturistici, vacanze attive, eventi. 

In questo contesto, gli eventi saranno un nodo cruciale della nuova normalità: sono da sempre volano e catalizzatore del movimento ciclistico, dettano il calendario, coinvolgono gli utenti e le aziende. La compresenza e la compartecipazione di esperienze, il “gruppo compatto”, sono il sale dell’andare in bici. La sfida in questo caso, temo, sarà prettamente sanitaria: si potranno fare eventi senza troppi rischi e senza troppe limitazioni? Giorni fa ero piuttosto scettico, oggi già molto più possibilista. 

L’opzione virtuale ha funzionato, è stata una divertente alternativa e ha ancora margini di crescita, ma non sostituirà mai l’evento fisico, soprattutto in ambienti e luoghi particolarmente scenografici. 

L’ultimo augurio riguarda la mobilità urbana: incentivi agli acquisti, nuove piste ciclabili sono misure utili per accelerare un cambio di mentalità che altrove ha già attecchito, migliorando la qualità della vita di tanti cittadini e facendo risparmiare costo ed emissioni del pieno di benzina. Mi auguro che sia anche un passo verso una maggiore attenzione nei confronti di pedala, riportando al centro il tema della sicurezza e della sostenibilità.

Alla fine sono sicuro che ci si adatterà e si troverà una nuova forma di equilibrio, come da sempre è abituato a fare chi pedala per chilometri su pochi millimetri quadrati di copertone.


Andrea Meneghelli, Marketing Manager Eroica

L’Eroica è la riscoperta di un ciclismo dove il rapporto con l’altro è elemento centrale dell’evento. Quell’esperienza che noi definiamo “la bellezza della fatica e gusto dell’impresa” è infatti anche una grande occasione conviviale tra vecchi e nuovi amici, che si ritrovano ai mitici ristori a spezzare il pane insieme, a tagliar salame e a brindare con un buon bicchiere di Chianti, ma anche a riparare la catena o a sostituire un tubolare lungo le strade bianche.

Il contatto con l’altro inizia già dal ritiro dei pacchi gara, con la musica in piazza le sere prima dell’evento, con la festa in tutta Gaiole. Ci risulta difficile pensare a L’Eroica con le mascherine, anche se il nostro sponsor Santini le sta producendo per l’emergenza in Lombardia. Ancor più difficile pensare alla partenza degli 8.000 iscritti da piazza Ricasoli alla domenica mattina.

Ci auguriamo quindi che l’emergenza Covid-19 finisca prima del 4 ottobre.


Willy Mulonia, PA Cycling General Manager

Era già nell’aria da anni che la via era dare precedenza all’uso della bici per semplici gestioni quotidiane e/o urbane. E si scopre cosi il grande potere che aveva, e che ha, questo cavallo di battaglia per consensi politici. Purtroppo! 

Mi spiego meglio. 

Se realmente, e onestamente, fosse la politica orientata a prendere decisioni da applicare a tutti i membri di una comunità umana con il fine del bene comune, il mezzo (esempio, in questo caso, le piste ciclabili), sarebbero giustificate per poter ricevere questo consenso. Invece, no! 

Non in Italia per lo meno. O non ancora.

Poi arriva tra capo e collo il Covid-19. 

E qui entrano in gioco la nostra cultura in generale, e il carattere e l’educazione di ognuno di noi su come gestire due punti importanti: la situazione sia dal punto di vista emotivo vs la “privazione della libertà”, e la capacità di attenersi alle direttive di chi ci governa. 

Parlo al plurale perché, anche se risiedo in Spagna, vedo che l’idiosincrasia mediterranea é quella. Tanto quella del collettivo, noi, quanto quella della classe politica. 

Ma prima che iniziasse tutto questo, chiediamocelo, la gente era certa di essere libera? Fermiamoci qua, per adesso.

Ora si è parlato di fasi 1 – 2 – 3. Ma da tempo percepisco una cosa, chiarissima: la bici si prenderá un po piú di spazio. Non tutto quello che si possa credere o sperare. Solo un pó di più. E sto parlando dell’uso quotidiano della bici.

Si apre questa “vaso di Pandora”, nella speranza di tirarne fuori meraviglie e non solo i mali in esso contenuti. Il timore dell’effetto rebound, almeno da parte mia, c’è. 

Ma confido sulla teoria del violino stonato in una orchestra che funziona alla perfezione. 

Sono in minoranza quelli che buttano un guanto in lattice a terra rispetto a quelli che lo gettano dove dovuto. Peró la foto che ci fanno vedere é del gesto del primo e non del gesto degli altri dieci (noi, io incluso ed i miei amici anche, cioè: voi). 

Detto più terra terra: gli stronzi di prima saranno ancora più stronzi. I benpensanti, pure. E il divario aumenterà. Ma la brava gente è la maggioranza. 

C’è un pentola a pressione, é inevitabile, e chi é riuscito a rimanere in piedi, partirá. Nel rispetto, e nel ricordo, di chi ha perso tutto, si ripartirà… proprio col viaggiare. 

Non si rimanderà quel tour che si è sempre sognato all’anno prossimo. Forse non ne farà più solo uno all’anno. O alternandone uno lontano e uno vicino in base agli anni pari e dispari. 

Riassumendo: sì, ci si muoverà di più sia con che senza una bici. 

Saremo più sensibili , saremo più attenti, saremo migliori. Al netto degli stronzi. 

Viaggeremo di più. 

Alla ricerca di niente ma alla ri-scoperta del tutto.